





foto Reuters/Stringer
La situazione in Birmania continua a peggiorare, il numero dei morti è salito a 100.000 e gli interventi sono ancora difficili.
Dalla nostra delegata Monica De Pietri ci arrivano notizie sulla situazione.
Le vie di accesso ad alcune aree più remote sono ancora inagibili, e l’unico mezzo risultano essere le barche, quando disponibili. Si suppone che molte aree ancora devono essere ancora effettivamente raggiunte.
Nella divisione di Yangon, le persone che hanno perso la casa e risultano sfollate sono numerose, specialmente nelle aree periferiche più povere. Sono stati allestiti rifugi temporanei nei monasteri, scuole, centri comunitari.
L’ufficio di Terre des hommes e le abitazioni dei delegati sono state danneggiati, il tetto è rotto e quindi è entrata molta acqua.
I primi giorni i computer erano inagibili e per mandare le comunicazioni alla sede sono dovuti andare negli uffici dell’ONU, anche le foto tardano ad arrivare.
I problemi di elettricità costringono a usare i generatori. Le comunicazioni telefoniche sono ancora difficoltose, per questo non si riesce sempre a rispettare gli appuntamenti telefonici e bisogna calcolare anche un fuso orario di 5 ore e mezza.
Per fortuna eravamo già nel paese al momento del ciclone e questo ci ha permesso di raccogliere le informazioni sui danni e di conseguenza produrre un piano d’azione, nel più breve tempo possibile. Per operare in Birmania infatti le ONG hanno bisogno di un permesso (memorandum of understanding, MOU) con un ministero birmano. Terre des hommes ha l’MOU con il Ministero della Sanità.
Il nostro permesso, oltre alle altre zone in cui operiamo (Magwe e Shan state), copre anche alcune township della Yangon division, ovvero dei quartieri periferici molto poveri, ed è proprio qui che vogliamo concentrarci perché qui riusciamo a operare.
Stiamo aspettando l’ok per organizzare una distribuzione di non-food items di prima emergenza (acqua potabile, contenitori per l’acqua, clorina x rendere potabile l’acqua, fogli di plastica per ripari temporanei, pentole e utensili casalinghi, farmaci generici).
Stiamo definendo un intervento per la riabilitazione di 5 centri, relativamente alle strutture igienico sanitarie (quindi latrine, pozzi per l’acqua, generatori, ecc.) dove si accolgono bambini abbandonati, di strada e in conflitto con la legge. 3 di questi sono nella township di Hlaingtharya e due a Twan Te.
Abbiamo stimato che raggiungeremo in tutto circa 20.000 beneficiari nelle township di Hlaingtharya (dentro Yangon), Kawhnu e Twan Te (situate verso sud, sulla costa).
Le necessità identificate insieme alla popolazione risultano essere acqua potabile, cibo, teloni, contenitori per l’acqua, pentole e utensili, ‘mosquito net’ (è zona di Dengue!) e medicine essenziali