
Finalmente si parte parte per la Costa d’Avorio, ragione del viaggio stavolta accompagnare un’azienda in visita ai progetti. Altavia Italia ha infatti finanziato il progetto materno infantile di Grand Bassam lo scorso dicembre e ha deciso di venire a vedere cosa è stato possibile fare grazie al suo aiuto.
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Venerdì, prima di metterci a lavorare sulla stesura di un progetto per un’azienda italiana, io e Alessandro siamo passati da Abidjan per una serie di appuntamenti. Il più veloce, ma anche il più importante, era sicuramente la visita alla delegazione dell’Unione Europea. Dovevamo soltanto ritirare una lettera, ma non una lettera qualsiasi. In ballo c’era l’approvazione di un nostro progetto di intervento nella regione di ZanZan, nel nord del paese, per la risistemazione delle strutture sanitarie di base.
L’approccio di Terre des hommes, ormai l’avrete capito, non è quello di sostituirsi al pubblico nell’erogazione del servizio, ma è quello di sostenere il servizio sanitario “universale”, lavorando sulla qualità delle strutture e sul miglioramento delle competenze umane. A Zanzan, nel nord del paese, vogliamo fare esattamente questo, portando l’esperienza maturata in questi 4 anni di lavoro nell’area di Grand Bassam.
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Amman, 26 agosto 2008
Oggi, usciti dal centro di Irbid circondati dai nostri bambini abbiamo visto
che buona parte del cielo era coperto da un enorme stormo di cicogne. Siam
rimasti col naso all’insù a guardarle, mentre i bambini le seguivano
correndo sulla strada polverosa. Si stanno spostando dall’Africa all’Iran.
Chissà quando e dove le rivedremo.
Mi viene in mente che, tornando dalla Palestina, domenica, viaggiavano con
noi sul pullman verso il confine giordano un clan familiare diretto dal
Pakistan alla Mecca. C’erano il nonno e la nonna (in carrozzella), il
figlio, la moglie e tre bambini. Erano guardati in modo strano da tutti, noi
compresi. In particolare il nonno e suo figlio erano di una bruttezza
antologica e la esibivano con fierezza, vestiti solo da un asciugamani
attorno alla vita e da un lenzuolo sulle spalle… Uniti come lo stormo di
cicogne. Pellegrini del cielo o della terra, in percorsi contrari, ma spinti
da mete grandi e lontane.
Alessandro con Elisa, Nicola, Umberto

28 Agosto
Cécile è una giovane donna di 26 anni, dagli occhi intensi e dal sorriso timido. Cécile è obiettivamente anche una bella donna, cosa non rara in Costa d’Avorio. Più raro è che Cécile non abbia un compagno. A differenze delle sue coetanee lei non è neanche in cerca di “génito“, un uomo a cui spillare i quattrini per farsi mantenere. Lei cerca un amore vero. Un uomo tenero con cui parlare e condividere la vita.
Incontro Cécile verso le 12 di mattina a Ono 14, un’ora di strada da Grand Bassam, di cui 40 minuti buoni di sentieri sterrati scavati dai pesantissimi camion sovraccarichi di caucciù. Intorno a noi ci sono solo alberi della gomma, palme e ananas che crescono rigogliosi. Tra gli alberi si intravedono sparute capanne di fango, assi di legno e lamiera. Qualche capanna in più e una chiesetta costruita dai missionari del Don Orione sono tutto quello che distingue Ono 14 dal resto del paesaggio.
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26 agosto 2008
Il cuore delle attività del Mesad e di Terre des hommes nelle baraccapoli di Abidjan e non solo si chiama CASE, Céntre d’animation sociale et d’écoute. E’ un centro di aggregazione giovanile non residenziale dove i ragazzi, le associazioni di quartiere, i bambini e le famiglie stesse possono trovare molti di quei servizi che non sono assicurati dal pubblico.
Si fa sport, teatro e poesia, si possono guardare film o trovare sostegno psicologico, si fanno corsi di formazione professionale e doposcuola, si possono presentare progetti a favore della comunità, confrontarli con gli animatori del centro e farsi aiutare a realizzarli, c’è un ufficio che funge da sede per le diverse organizzazioni comunitarie, un centro di formazione professionale di sartoria, un centro nutrizionale per i neonati, supporto per i bambini di strada e tanto tanto altro ancora. Insomma,come suggerisce l’acronimo in italiano, una casa per tutta la comunità.
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26 agosto 2008
Ismael è un ragazzotto di 16 anni con il fisico alto, snello e muscoloso del cestista. E’ l’orgoglio del suo quartiere, la bidonville di Yahoussié, uno dei due quartieri precari nel cuore di Yopougon (una delle municipalità di Abidjan) servito dal Centro di Educazione e Animazione sportiva Amis de Coeur, scuola finanziata da Terre des hommes.
Ismael è stato tra i primi a entrare nel programma di Sostegno a Distanza di Terre des hommes con il Mesad e forse per lui si prospetta un futuro da universitario. Nel pomeriggio appena velato di nuvole è in piedi davanti a noi nel cortile centrale della scuola, insieme ai 22 capi comunitari delle due baraccopoli e ai due capi villaggio che sono venuti per la piccola cerimonia organizzata in nostro onore.
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26 agosto 2008
Kouassi Le Noir è la discesa all’inferno. Un’ammasso di baracche di assi di legno male inchiodate e lamiera arrugginita schiacciato tra la laguna e il porto e appoggiato ai muri di cinta delle raffinerie, fabbriche di sapone e cartiere della zona industriale di Abidjan.
La vita qui si attacca a quello che c’è. Come uccellini gli abitanti delle bidonville cercano di beccare le briciole di una ricchezza che non sarà mai loro. Le bidonville qui le chiamano “quartieri precari” e non è un eufemismo.
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26 agosto 2008
Nel 1992 la vita di Monsieur Konan è davanti a un bivio. Dalle ambasciate occidentali arrivano avvertimenti sempre più serrati:il paese, in preda a un’ondata demagogica di “négritude“, sta diventando pericoloso per i bianchi. E’ l’inizio di un periodo durissimo che mette la Costa d’Avorio in ginocchio e che ancora getta la sua ombra lunga su una città e su un paese un tempo ricchi. La vita cambia anche per i molti ivoriani il cui lavoro ruota attorno alle aziende più dinamiche.
Monsieur Konan, falegname prima, pubblicitario di successo poi, si ritrova da un giorno all’altro senza più clienti. Prova a lavorare con le aziende locali. Ma i soldi promessi non arrivano mai. Meglio lasciar perdere.
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26 agosto 2008
Confesso che questa non me la sarei mai aspettata! Una delle ragioni del mio viaggio in Costa d’Avorio, la principale, è quella di venire a parlare di fundraising, di raccolta fondi, alla magnifica équipe di uno dei nostri partner locale, il MESAD. Sì, proprio così, devo insegnare a un’associazione locale le tecniche per reperire risorse a favore dei propri progetti.
Credo che tutti voi conosciate la storia della differenza fra regalare un pesce e l’insegnare a pescare. Ecco, la cooperazione è esattamente questa cosa qui, insegnare a pescare, solo che alla fine a imparare non sono solo i beneficiari dei nostri interventi, ma tutti noi se abbiamo capito un po’ lo spirito di questo lavoro.
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26 Agosto
Monsieur Chenal nel 1986 è un uomo morto. A pochi mesi di distanza da un’operazione chirurgica il referto è implacabile: è sieropositivo. Per quanto se ne sa allora, lui chirurgo ivoriano nato da genitori francesi è spacciato.
Oggi ci accoglie, con la sua faccia sorniona da francese a cui la vita ha dato una seconda chance, nel suo modesto studio che costeggia il cortile centrale del CIRBA, il centro di ricerca medico che da 10 anni è il motore della lotta all’AIDS in Costa d’Avorio.
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