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	<title>Commenti a: Haiti: diario di viaggio 8° -  storia di Darlyne</title>
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	<description>Adozioni a distanza: Terre des hommes Italia</description>
	<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 08:35:09 +0000</pubDate>
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		<title>Di: concetta di lunardo</title>
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		<dc:creator>concetta di lunardo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:22:21 +0000</pubDate>
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		<description>Per Palermoparla

 Nostra inviata Concetta Di Lunardo
 Per i bimbi di Haiti dopo il sisma, rischio di tratta. L’Italia aumenti gli aiuti

La comunità mondiale piange per la catastrofe che si è abbattuta sulla perla delle Antille- Dopo i quattro uragani del 2008, la terra ha tremato colpendo un paese già ridotto allo stremo. Haiti è rasa al suolo da una scossa di magnitudo 7 che  in 40 secondi ha crepato la terra di 10km. Sono 800 mila i sopravissuti al disastroso terremoto che ha fatto 170 mila morti,  ammassati in ripari e tende di fortuna o nelle tendopoli di Port-au-Prince - stima l'Onu -  malgrado un esodo di oltre 235 mila persone dalla città, mentre le organizzazione umanitarie hanno lanciato l’allarme epidemie. 
Nei giorni convulsi del dopo terremoto sono tante le emergenze ed i problemi da risolvere, troppi i rischi che corrono soprattutto  i bambini senza un nucleo familiare, spesso anche prima del sisma, in un paese  che  ancora non è in linea con  le procedure di adottabilità della Convenzione Internazionale dell’Aja. Quel protocollo considera non “adottabile” un bambino straniero  se non risulta registrato all’anagrafe, se non è stato appurato il suo stato di effettivo abbandono e se non è stato possibile farlo adottare prima in patria. 

 Secondo  Valerio Neri, direttore generale dell’ Organizzazione umanitaria Save the Children Italia,  che lavora ad Haiti dal 1978, bisogna innanzitutto accertarsi che i bambini considerati orfani siano effettivamente tali e pertanto adottabili, cosa che non può essere fatta in tempi brevi nella fase immediatamente post emergenza. Mentre Palermo parla va in stampa desta molto scalpore l’arresto di 11 cittadini Usa che tentavano di portare fuori dall’isola 33 piccoli haitiani destinati, probabilmente, al mercato delle adozioni clandestine.
Neri, ci ha raccontato che: “L’adozione internazionale dei bambini di Haiti non può essere, in questo momento, la risposta all’emergenza, anzi rischia di essere una procedura affrettata che non rispetterebbe l’iter previsto dalla legge a tutela dei bambini. Gli italiani sono, come sempre un popolo generoso, e stanno dando disponibilità per accogliere i bambini haitiani colpiti dal terremoto, ma l’adozione internazionale o l’accoglienza temporanea non possono prescindere dal superiore interesse del minore e, nella specifica dell’adozione, dall’attenta valutazione della famiglia adottante e della reale adottabilità del bambino”.

In attesa che tutti questi bambini siano identificati e ne sia accertato lo status, e che sia ripristinato il sistema che, prima del terremoto, era responsabile della verifica dell’adottabilità dei minori haitiani, le organizzazioni umanitarie hanno chiesto, in occasione della riunione dei Ministri degli Esteri dell’ Ue, il blocco delle adozioni internazionali di minori coinvolti nel terremoto, essendo alta, allo stato attuale, la possibilità che un bambino possa essere erroneamente ritenuto orfano. Per quanto riguarda invece le adozioni internazionali dei bambini haitiani i cui documenti legali ad esse finalizzati fossero stati completati prima del terremoto, possono senz’altro andare avanti, così come possono essere inseriti in nuove famiglie i bambini che sono già stati dichiarati adottabili.

 L’Italia è un paese all’avanguardia  sulle procedure che regolano le adozioni  che secondo - Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des  Hommes-  sono  tra le più avanzate nel mondo: “ Sono normative che hanno tratto beneficio da anni di esperienze sul terreno delle relazioni tra paesi e dalle storie di tante coppie che volevano adottare un bambino. Sino a qualche anno fa, ed ancora oggi, il problema più importante era quello di contrastare le adozioni illegali, e dunque il commercio dei corpi che, sfruttando il desiderio di amore di tante persone, lucrava su questi sentimenti mettendo in essere vere e proprie reti di traffico. Negli ultimi quindici anni il nostro Paese ha stretto relazioni con i paesi di provenienza sulla base di regole condivise e trasparenti, che cercano, oltre la contrasto del traffico illegale a fine di adozioni internazionali, di mettere al centro ciò che più conta: l’interesse superiore del bambino. Ora si vorrebbe cominciare a fare eccezioni a queste normative, scardinando una delle poche norme certe e praticabili che abbiamo; non lo accetteremo proprio nell’interesse superiore del bambino”.

Ma è giusto – domanda la cronista – sottrarre al proprio paese migliaia di bambini?Haiti, infatti, è un paese con una popolazione in percentuale molto giovane,  e quei bambini sono la risorsa della società civile ed il futuro della nazione. “Haiti è in ginocchio anche perché è sempre vissuta in uno «stato di eccezione» dove nessuna regola condivisa ha mai potuto esser praticata – risponde Salinari - noi pensiamo che chi vuole aiutarla deve sostenere la sua comunità nazionale, che esiste ed è eccezionalmente vitale, come vediamo ogni giorno operando nell’ospedale di Las Cajes o nell’orfanotrofio di Port au Prince. E dunque bisogna organizzare l’aiuto affinché questo restituisca sovranità alla società civile di Haiti, sostenendo le attività di protezione dell’infanzia in loco, quali? Prima di tutto i progetti che organizzano ospitalità e protezione ai bambini orfani e sbandati, per non farli cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani che si sono già organizzati, come abbiamo denunciato nei giorni scorsi. Al contempo appoggiare le attività che rafforzano e sostengono le comunità locali, che si stanno organizzando anche a fronte di una autorità nazionale che sembra aver consegnato l’isola alle «truppe umanitarie». Terzo, dare attenzione alle attività di prevenzione e contrasto al fenomeno della schiavitù urbana, fenomeno radicato in Haiti ma che adesso si può denunciare anche mercé l’appoggio internazionale e l’interesse di tanti media a fare una corretta informazione. Ed infine, avere il coraggio di fermare con l’informazione ed il buon senso che viene dall’esperienza stessa degli haitiani, l’onda delle adozioni facili, delle scorciatoie al Diritto internazionale, che una volta imboccate divengono la regola. Se il nostro governo vuole fare delle eccezioni, allora riveda la Finanziaria e faccia un emendamento per portare la quota del PIL  dedicato agli aiuti internazionali allo 0,7%, come ha promesso nel lontano duemila davanti a tutto il mondo; e poi questa non sarebbe una eccezione ma la regola che non è stata mai rispettata”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Palermoparla</p>
<p> Nostra inviata Concetta Di Lunardo<br />
 Per i bimbi di Haiti dopo il sisma, rischio di tratta. L’Italia aumenti gli aiuti</p>
<p>La comunità mondiale piange per la catastrofe che si è abbattuta sulla perla delle Antille- Dopo i quattro uragani del 2008, la terra ha tremato colpendo un paese già ridotto allo stremo. Haiti è rasa al suolo da una scossa di magnitudo 7 che  in 40 secondi ha crepato la terra di 10km. Sono 800 mila i sopravissuti al disastroso terremoto che ha fatto 170 mila morti,  ammassati in ripari e tende di fortuna o nelle tendopoli di Port-au-Prince - stima l&#8217;Onu -  malgrado un esodo di oltre 235 mila persone dalla città, mentre le organizzazione umanitarie hanno lanciato l’allarme epidemie.<br />
Nei giorni convulsi del dopo terremoto sono tante le emergenze ed i problemi da risolvere, troppi i rischi che corrono soprattutto  i bambini senza un nucleo familiare, spesso anche prima del sisma, in un paese  che  ancora non è in linea con  le procedure di adottabilità della Convenzione Internazionale dell’Aja. Quel protocollo considera non “adottabile” un bambino straniero  se non risulta registrato all’anagrafe, se non è stato appurato il suo stato di effettivo abbandono e se non è stato possibile farlo adottare prima in patria. </p>
<p> Secondo  Valerio Neri, direttore generale dell’ Organizzazione umanitaria Save the Children Italia,  che lavora ad Haiti dal 1978, bisogna innanzitutto accertarsi che i bambini considerati orfani siano effettivamente tali e pertanto adottabili, cosa che non può essere fatta in tempi brevi nella fase immediatamente post emergenza. Mentre Palermo parla va in stampa desta molto scalpore l’arresto di 11 cittadini Usa che tentavano di portare fuori dall’isola 33 piccoli haitiani destinati, probabilmente, al mercato delle adozioni clandestine.<br />
Neri, ci ha raccontato che: “L’adozione internazionale dei bambini di Haiti non può essere, in questo momento, la risposta all’emergenza, anzi rischia di essere una procedura affrettata che non rispetterebbe l’iter previsto dalla legge a tutela dei bambini. Gli italiani sono, come sempre un popolo generoso, e stanno dando disponibilità per accogliere i bambini haitiani colpiti dal terremoto, ma l’adozione internazionale o l’accoglienza temporanea non possono prescindere dal superiore interesse del minore e, nella specifica dell’adozione, dall’attenta valutazione della famiglia adottante e della reale adottabilità del bambino”.</p>
<p>In attesa che tutti questi bambini siano identificati e ne sia accertato lo status, e che sia ripristinato il sistema che, prima del terremoto, era responsabile della verifica dell’adottabilità dei minori haitiani, le organizzazioni umanitarie hanno chiesto, in occasione della riunione dei Ministri degli Esteri dell’ Ue, il blocco delle adozioni internazionali di minori coinvolti nel terremoto, essendo alta, allo stato attuale, la possibilità che un bambino possa essere erroneamente ritenuto orfano. Per quanto riguarda invece le adozioni internazionali dei bambini haitiani i cui documenti legali ad esse finalizzati fossero stati completati prima del terremoto, possono senz’altro andare avanti, così come possono essere inseriti in nuove famiglie i bambini che sono già stati dichiarati adottabili.</p>
<p> L’Italia è un paese all’avanguardia  sulle procedure che regolano le adozioni  che secondo - Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des  Hommes-  sono  tra le più avanzate nel mondo: “ Sono normative che hanno tratto beneficio da anni di esperienze sul terreno delle relazioni tra paesi e dalle storie di tante coppie che volevano adottare un bambino. Sino a qualche anno fa, ed ancora oggi, il problema più importante era quello di contrastare le adozioni illegali, e dunque il commercio dei corpi che, sfruttando il desiderio di amore di tante persone, lucrava su questi sentimenti mettendo in essere vere e proprie reti di traffico. Negli ultimi quindici anni il nostro Paese ha stretto relazioni con i paesi di provenienza sulla base di regole condivise e trasparenti, che cercano, oltre la contrasto del traffico illegale a fine di adozioni internazionali, di mettere al centro ciò che più conta: l’interesse superiore del bambino. Ora si vorrebbe cominciare a fare eccezioni a queste normative, scardinando una delle poche norme certe e praticabili che abbiamo; non lo accetteremo proprio nell’interesse superiore del bambino”.</p>
<p>Ma è giusto – domanda la cronista – sottrarre al proprio paese migliaia di bambini?Haiti, infatti, è un paese con una popolazione in percentuale molto giovane,  e quei bambini sono la risorsa della società civile ed il futuro della nazione. “Haiti è in ginocchio anche perché è sempre vissuta in uno «stato di eccezione» dove nessuna regola condivisa ha mai potuto esser praticata – risponde Salinari - noi pensiamo che chi vuole aiutarla deve sostenere la sua comunità nazionale, che esiste ed è eccezionalmente vitale, come vediamo ogni giorno operando nell’ospedale di Las Cajes o nell’orfanotrofio di Port au Prince. E dunque bisogna organizzare l’aiuto affinché questo restituisca sovranità alla società civile di Haiti, sostenendo le attività di protezione dell’infanzia in loco, quali? Prima di tutto i progetti che organizzano ospitalità e protezione ai bambini orfani e sbandati, per non farli cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani che si sono già organizzati, come abbiamo denunciato nei giorni scorsi. Al contempo appoggiare le attività che rafforzano e sostengono le comunità locali, che si stanno organizzando anche a fronte di una autorità nazionale che sembra aver consegnato l’isola alle «truppe umanitarie». Terzo, dare attenzione alle attività di prevenzione e contrasto al fenomeno della schiavitù urbana, fenomeno radicato in Haiti ma che adesso si può denunciare anche mercé l’appoggio internazionale e l’interesse di tanti media a fare una corretta informazione. Ed infine, avere il coraggio di fermare con l’informazione ed il buon senso che viene dall’esperienza stessa degli haitiani, l’onda delle adozioni facili, delle scorciatoie al Diritto internazionale, che una volta imboccate divengono la regola. Se il nostro governo vuole fare delle eccezioni, allora riveda la Finanziaria e faccia un emendamento per portare la quota del PIL  dedicato agli aiuti internazionali allo 0,7%, come ha promesso nel lontano duemila davanti a tutto il mondo; e poi questa non sarebbe una eccezione ma la regola che non è stata mai rispettata”.</p>
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		<title>Di: concetta di lunardo</title>
		<link>http://www.terredeshommes.it/blog/2010/02/02/haiti-diario-di-viaggio-8%c2%b0-storia-di-darlyne/#comment-20866</link>
		<dc:creator>concetta di lunardo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:20:34 +0000</pubDate>
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		<description>Milano, 8 marzo 2010
8 marzo: le mamme detenute non festeggiano

Ancora oggi in Italia migliaia di donne sono costrette a vivere lontano dai propri figli, maggiori di 3 anni, perché rinchiuse in un carcere, mentre almeno un centinaio di loro crescono il proprio bambino dietro le mura di un istituto penitenziario, con la prospettiva di vederselo portare via al compimento del terzo anno d'età.

Terre des Hommes, organizzazione attiva da 50 anni nella difesa dei diritti dell'infanzia, e Bambinisenzasbarre, associazione impegnata da oltre un decennio nel sostegno, tutela e mantenimento della relazione genitoriale in detenzione, per la prima volta insieme, promuovono la Campagna “Fuori i bambini dalle Carceri italiane!” e chiedono al Parlamento Italiano di approvare rapidamente la proposta di legge n. 18141 (proposta Bernardini) per accogliere bimbi e mamme detenute in Case Famiglia Protette.

“L'Italia oggi costringe decine di bambini a scontare una pena di cui non hanno colpa, rinchiusi in un carcere ed impone a migliaia di altri di crescere lontano dalla propria madre, perché detenuta, in palese violazione con la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, che invece vorrebbe sempre garantito e protetto il diritto del bambino a crescere con i propri genitori, sempre - dichiara Federica Giannotta, Responsabile Advocacy di Terre des hommes Italia.

Lia Sacerdote, Presidente dell'associazione Bambinisenzasbarre aggiunge alcuni dati: “La questione dei bambini detenuti con la mamma e di quelle migliaia che entrano ogni giorno in carcere per incontrare i propri genitori detenuti rappresenta un tema di salute pubblica e responsabilità sociale che coinvolge tutti e ci indica che la prigione non interessa solo chi sta dentro ma anche chi sta fuori. Sono 750mila infatti i bambini che entrano ogni giorno nelle carceri europee per incontrare i propri genitori detenuti, 75 mila ogni anno in Italia sono separati da un genitore (o da entrambi) perché detenuti, 4.500 nella sola Lombardia, secondo un rapporto Caritas, 2.500 secondo il Ministero di Giustizia”.

Benché infatti la legge n. 40/2001 (la cosiddetta legge “Finocchiaro”) - sulla carta – preveda il diritto alla detenzione domiciliare speciale per le mamme detenute già condannate, laddove sussistano talune condizioni (assenza di recidiva; non pericolosità; aver scontato almeno 1/3 della pena; disporre di un domicilio) , tali requisiti di fatto non ricorrono mai e rendono praticamente inaccessibile un’alternativa al carcere per la stragrande maggioranza delle detenute, soprattutto nella fase dell’attesa di giudizio. Molte di loro infatti non hanno un domicilio o sono ancora in attesa della pena definitiva o, ancora, hanno commesso reati per i quali c'è un pericolo di recidiva (ad es. legati all'uso, spaccio di droga, prostituzione).

Se il Disegno di legge n. 1814 (Proposta Bernardini) venisse approvato, finalmente si darebbe la possibilità sia alle madri che oggi sono in carcere con i propri bambini piccoli, sia a quelle che se lo sono viste portare via di vivere accanto ai propri figli in apposite “Case Famiglie Protette” almeno fino ai 10 anni di età. Nonostante il Disegno di legge n.1814 goda del consenso trasversale di tutte le forze politiche, è fermo dal 2008 in Commissione Giustizia della Camera, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Terre des Hommes e Bambinisenzasbarre chiedono che riprenda al più presto l'iter di approvazione della legge.

1“Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n.354, per favorire i rapporti tra detenute madri e figli minori e per l’istituzione di case famiglia protette che offre una alternativa a tutto questo”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 8 marzo 2010<br />
8 marzo: le mamme detenute non festeggiano</p>
<p>Ancora oggi in Italia migliaia di donne sono costrette a vivere lontano dai propri figli, maggiori di 3 anni, perché rinchiuse in un carcere, mentre almeno un centinaio di loro crescono il proprio bambino dietro le mura di un istituto penitenziario, con la prospettiva di vederselo portare via al compimento del terzo anno d&#8217;età.</p>
<p>Terre des Hommes, organizzazione attiva da 50 anni nella difesa dei diritti dell&#8217;infanzia, e Bambinisenzasbarre, associazione impegnata da oltre un decennio nel sostegno, tutela e mantenimento della relazione genitoriale in detenzione, per la prima volta insieme, promuovono la Campagna “Fuori i bambini dalle Carceri italiane!” e chiedono al Parlamento Italiano di approvare rapidamente la proposta di legge n. 18141 (proposta Bernardini) per accogliere bimbi e mamme detenute in Case Famiglia Protette.</p>
<p>“L&#8217;Italia oggi costringe decine di bambini a scontare una pena di cui non hanno colpa, rinchiusi in un carcere ed impone a migliaia di altri di crescere lontano dalla propria madre, perché detenuta, in palese violazione con la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, che invece vorrebbe sempre garantito e protetto il diritto del bambino a crescere con i propri genitori, sempre - dichiara Federica Giannotta, Responsabile Advocacy di Terre des hommes Italia.</p>
<p>Lia Sacerdote, Presidente dell&#8217;associazione Bambinisenzasbarre aggiunge alcuni dati: “La questione dei bambini detenuti con la mamma e di quelle migliaia che entrano ogni giorno in carcere per incontrare i propri genitori detenuti rappresenta un tema di salute pubblica e responsabilità sociale che coinvolge tutti e ci indica che la prigione non interessa solo chi sta dentro ma anche chi sta fuori. Sono 750mila infatti i bambini che entrano ogni giorno nelle carceri europee per incontrare i propri genitori detenuti, 75 mila ogni anno in Italia sono separati da un genitore (o da entrambi) perché detenuti, 4.500 nella sola Lombardia, secondo un rapporto Caritas, 2.500 secondo il Ministero di Giustizia”.</p>
<p>Benché infatti la legge n. 40/2001 (la cosiddetta legge “Finocchiaro”) - sulla carta – preveda il diritto alla detenzione domiciliare speciale per le mamme detenute già condannate, laddove sussistano talune condizioni (assenza di recidiva; non pericolosità; aver scontato almeno 1/3 della pena; disporre di un domicilio) , tali requisiti di fatto non ricorrono mai e rendono praticamente inaccessibile un’alternativa al carcere per la stragrande maggioranza delle detenute, soprattutto nella fase dell’attesa di giudizio. Molte di loro infatti non hanno un domicilio o sono ancora in attesa della pena definitiva o, ancora, hanno commesso reati per i quali c&#8217;è un pericolo di recidiva (ad es. legati all&#8217;uso, spaccio di droga, prostituzione).</p>
<p>Se il Disegno di legge n. 1814 (Proposta Bernardini) venisse approvato, finalmente si darebbe la possibilità sia alle madri che oggi sono in carcere con i propri bambini piccoli, sia a quelle che se lo sono viste portare via di vivere accanto ai propri figli in apposite “Case Famiglie Protette” almeno fino ai 10 anni di età. Nonostante il Disegno di legge n.1814 goda del consenso trasversale di tutte le forze politiche, è fermo dal 2008 in Commissione Giustizia della Camera, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Terre des Hommes e Bambinisenzasbarre chiedono che riprenda al più presto l&#8217;iter di approvazione della legge.</p>
<p>1“Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n.354, per favorire i rapporti tra detenute madri e figli minori e per l’istituzione di case famiglia protette che offre una alternativa a tutto questo”</p>
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