Haiti: diario di viaggio 8° - storia di Darlyne

 Archiviato in: Senza categoria — Giuseppe @ Feb 2nd, 2010

Bambini scomparsi, bambini trafficati, bambini non accompagnati. In questi giorni si parla molto di bambini e si danno parecchie cifre. Anche diversi giornalisti hanno provato a farmi dare cifre, ma francamente non me la sono sentita.

In un paese in cui 200.000 bambini sono venduti come schiavi domestici (Restavek), 2.000 trafficati a scopo sessuale verso la sola Repubblica Dominicana, moltissimi ospitati negli oltre 700 orfanotrofi del paese (quasi sempre per motivi economici) e la maggior parte neanche registrati all’anagrafe, quindi invisibili, le cifre rischiano sono sempre fallaci. Mi basta pensare anche a uno solo di questi bambini, ai pericoli che corre, a quel tremendo percorso a ostacoli che è la sua vita.

In ogni caso è evidente che qui ad Haiti, e in particolare nel vortice di quest’emergenza, una delle principali urgenze è proprio quella di fronteggiare il traffico dei bambini. Scrivo a poche ore dal fermo di una coppia di americani, colta sul fatto mentre trasportava fuori dal paese una trentina di bambini e mentre rischia di saltare tutto il sistema che regola l’adozione internazionale e quindi la certezza che il bambino sia in reale stato di abbandono.

Quello che si sta cercando di fare in queste ore è iniziare un censimento, campo per campo, dei
bambini non accompagnati. Contemporaneamente ogni struttura ospedaliera sta registrando i
pazienti e inviando una lista dei bambini soli alla Croce Rossa Internazionale. Per le strade passano anche camionette con megafono che elencano i nomi delle persone ancora disperse e dei bambini che sono stati ritrovati.

L’obiettivo è quello di favorire il ricongiungimento familiare, evitando premature “dichiarazione d’abbandono”. E’ un lavoro immane in questa situazione di caos a tratti disperato, ma può dare i suoi frutti.

Quella che vi racconto oggi è la storia di Darlyne, 13 anni, uno dei piccoli miracoli che capita di incontrare anche da queste parti.

Darlyne vive qui a Port au Prince, figlia di un haitiano temporaneamente in Svizzera per lavoro, e di una francese.

Dopo il terremoto la piccola Darlyne si ritrova per strada: attorno solo macerie, urla, corpi strazianti, pianti a dirotto. Con sé non ha più neanche il suo piccolo zaino, solo un cellulare, ma senza credito e senza linea.

Come molti altri bambini di PaP Darlyne non ha altro da fare che seguire la folla. Dalla strada ai primi campi improvvisati, dove la maggior parte dei bambini hanno trovato un rifugio, per quanto insicuro.

9 giorni passano così: la mamma è dispersa e il papà ormai è convinto di aver perso entrambe, mentre Darlyne si muove spaventata alla ricerca di cibo e di un po’ d’acqua, sempre sulla difensiva tra gente che non conosce.

9 giorni finché non riesce a trovare qualcuno che le presta un cellulare funzionante.

1, 2, 3 tentativi, l’ansia di riuscire a mettersi in contatto con il papà. 4, finalmente c’è linea. I primi squilli, la voce del papà e il pianto liberatorio. E’ viva! Viva e vorrebbe tanto riabbracciare il suo papà e la sua mamma.

Darlyne non sa dire esattamente dove si trovi, in quale campo, in quale parte della città e anche lle indicazioni di chi le ha prestato il cellulare sono vaghe, vaghissime, ma almeno una prima traccia.

Il papà conosce Terre des Hommes a Losanna e chiede un aiuto. I miei colleghi avvertono subito
la squadra sul campo e uno di loro parte immediatamente alla ricerca della piccola Darlyne. Ci vorrà circa una giornata per trovarla, ma alla fine la bambina è salva e viene ospitata presso un accampamento protetto per bambini non accompagnati gestito dall’Unicef.

Nei prossimi giorni potrà andare in Svizzera e riabbracciare il suo papà. Della sua mamma, purtroppo, non si hanno ancora notizie.

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