Prosegue Il diario da Haiti di Paolo Ferrara:

Haiti, 28 gennaio 2010
Oggi le zanzare di Port au Prince dovranno accontentarsi della metà del mio sangue. Sveglia alle 4.30 del mattino, dopo 4 ore di sonno, doccia veloce e via.
Oggi io, Andrea (il collega italo-svizzero logista della nostra missione) andremo a Les Cayes. Ci accompagnano Andrea Nicastro, reporter di vaglia del Corriere della Sera e una troupe di Rai 2.
Sono 4 ore e mezza ad andare e altrettannte a tornare, lungo quella che in questi giorni è stata la via degli sfollati.
(continua…)
Prosegue Il diario da Haiti di Paolo Ferrara:

Coconut Villa - ore 23.00 ore locali
Oggi dolore e felicità si sono scontrati, rincorsi, quasi azzannati nel caldo afoso di questa città nella quale è difficile, forse inutile pensare a un ritorno alla normalità… E poi quale normalità?
Avrei la voglia di raccontarvi la gioia e la disperazione, voglia di passare dalla rabbia al lieto fine, ma oggi non ce la faccio.
Oggi sono entrato all’ospedale generale di Port au Prince, il vero cuore di questa rincorsa contro il tempo che è l’emergenza Haiti. E’ qui che si concentra tutta la sofferenza di questa città. E’ qui che si concentra l’aiuto dei più grandi organismi internazionali e quello della maggior parte delle nazioni del mondo, con la sola eccezione dell’Italia che ha scelto un posto più defilato.
(continua…)
Prosegue Il diario da Haiti di Paolo Ferrara:
Se ne stava lì, solo soletto, tra le macerie della scuola di Notre Dame des Victoires, testa china, quaderno aperto tutto assorto nella lettura. Mentre intorno a me si radunava una frotta di bambini curiosi per “le blanc” che si aggirava con la sua maglietta arancione e con la sua macchina fotografica sempre a portata di mano, lui sembrava neanche essersi accorto di me e del baccano che stavo suscitando.
(continua…)
Prosegue Il diario da Haiti di Paolo Ferrara:

Emergenza Haiti
Hotel Coconut, 6.00 ora locale
L’altra sera, mentre lavoravamo a fare il punto sui progetti la morte è entrata con prepotenza nella nostra giornata. Due morti, ancora due morti, buttati a terra in strada a pochi metri da noi. Li hanno estratti da due macchine schiacciate sotto le macerie e lasciati li esposti al traffico e al caldo soffocante delle ultime ore. Non se ne vedevano da giorni in giro, ma è probabile che se ne vedranno molti nei prossimi giorni e settimane quando il lavoro di ripulitura dalle macerie andrà avanti. Forse è anche per questo che alla fine, stremato dalla giornata, ho rinunciato a scrivere il mio diario.
(continua…)
Prosegue Il diario da Haiti di Paolo Ferrara:

Tende, tende, tende. Dietro ogni discesa, in ogni cortile, di fronte a ogni ufficio pubblico, Port au Prince oggi è la città delle tende, degli accampamenti provvisori, piccoli presidi di umanità ognuno con le proprie storie, le proprie regole i propri umori.
(continua…)
Prosegue Il diario da Haiti di Paolo ferrara:

Port au prince, cortile del Coconut, 23 gennaio 2010 (ore 20.00 locali)
Benissimo. Ho dormito la bellezza di 4 ore dopo una trasvolata internazionale e alle 5 di mattina suona la sveglia… Si parte veloci verso l’aeroporto. Il volo Caribair che avevamo prenotato, come volevasi dimostrare non partirà. Al check in non si è presentato nessuno! In sostituzione però viene fuori un charter della Tortug’air e ci precipitiamo come furie all’imbarco. Su un piccolo bimotore ci imbarchiamo in 28, stipando ogni angolo del velivolo. Affianco a me una collega di Handicap International, Silvie, che documenterà il lavoro fatto sul campo dall’organizzazione francese.
(continua…)

Per rispondere all’emergenza causata dal continuo arrivo degli sfollati nella città di Les Cayes, il team di Terre des Hommes che si occupa di Water & Sanitation (acqua potabile e servizi igienico-sanitari) sta mettendocela tutta per garantire al maggior numero possibile di sfollati presenti nell’ospedale e negli ambulatori della città acqua potabile e condizioni igieniche adeguate.
(continua…)
Il nostro Paolo Ferrara è in viaggio verso Haiti.
Prima della partenza è stato intervistato dal TG1 delle 20 del 20 gennaio
In queste pagine pubblicheremo i suoi messaggi man mano che ci perverranno.
Ecco il primo:
Madrid, Aeroport Barajas, ore 15.05 - Santo Domingo, Hotel ore 22.30 (locale)
La prima tappa del viaggio che mi porterà ad Haiti è l’aeroporto Barajas
di Madrid.
Approfitto della lunga sosta per sentire la sede, coordinarmi con Giori Ferrazzi, il nostro delegato in Nicaragua che è già arrivato a Santo Domingo via Panama da Managua e sta organizzando la partenza per Port au Prince, scaricare la posta (ho trovato un internet point col cavo provvidenziale), guardare velocemente facebook (commuovendomi per le bellissime parole di stima e affetto di
amici e conoscenti… Grazie di cuore!) e per leggere gli ultimi aggiornamenti dal campo. (continua…)
-I- Thomas, 33 anni
W : Buongiorno, come va?
R : Bene e lei ?
W : Ci può raccontare quello che è successo?
R : Il terremoto si è verificato a Port au Prince, ero a scuola e, improvvisamente, la scuola è crollata con dentro me e gli altri studenti. Ero sotto le macerie. Il mio lato destro è paralizzato e non mi serve più. Ci sono tante vittime, tante, tante, tante. Port au Prince è schiacciata, completamente rasa al suolo. Il buon Dio dirà il resto.
W : Quando sei arrivato a Les Cayes ?
R : Mercoledì 13, di sera, perché a Port au Prince era superpieno.
W : Come sei arrivato ?
R : Mio fratello è venuto a prendermi con la sua auto da Les Cayes.
W : Come era la strada?
R : Il sisma ha sconvolto tutto, ci sono smottamenti di terreno lungo tutta la strada.
(continua…)
18 gennaio – Le Cayes

Cinque giorni dopo il sisma, l’aiuto ai feriti continua senza sosta, ma le risorse e le capacità rimangono debolissime.
Ogni giorno tra i 50 e i 60 feriti arrivano da Port au Prince per essere curati all’ospedale generale di Les Cayes. Tutti i mezzi sono buoni per scappare da Port au Prince e sono a centinaia le persone che arrivano stipate in camion, auotobus, automobili. Le ragioni sono molteplici: farsi curare, trovare un tetto, ricongiungersi con la famiglia e soprattutto scappare dalle macerie e dalla paura di nuove scosse.
(continua…)