L’importanza della memoria per crescere

 Archiviato in: Senza categoria — Giuseppe @ Set 8th, 2009

Mettete insieme i racconti dei nonni, un villaggio immaginario e una pineta: è la fantastica esperienza dei ragazzi di Beit Ula, in Cisgiordania, per i quali TDH ha organizzato un campo estivo con uno spettacolo d’imporvvisazione teatrale.

Recuperare la memoria storica palestinese attraverso i racconti dei nonni, portando in scena storie di vita quotidiana in un villaggio immaginario.

E’ quel che hanno fatto i ragazzi palestinesi del Beit Ula Cultural Centre, centro giovanile gestito da Terre des Hommes durante un campo estivo, ambientando le performance di improvvisazione teatrale nella pineta di Nuba, distretto di Hebron.

Il risultato? Un’incredibile scenografia interamente ricostruita dai ragazzi, che riproduce fedelmente case, attrezzi agricoli e da lavoro, sentieri, pozzi, caminetti e capanne di epoche passate.

In questo luogo suggestivo, tra i pini e il deserto all’orizzonte, le cinque squadre (ognuna porta il nome di una delle famiglie piu’ note del passato, Bane Hashem, Al Idwan, Al Shekh Jarah, Abu Hatabeh, Abu Hajar) hanno vissuto per tre settimane “il tempo dei loro nonni” attraverso le storie di vita famigliare  fidanzamenti, matrimoni, incontri e povertà così come li avevano vissuti 50 anni fa.

“Il nostro timore iniziale era: siamo in grado di ricostruire un villaggio  con quello che offre il bosco (legna, pietre, terra) rivivendo la vita di un tempo? I ragazzi hanno raccolto la sfida e ci sono riusciti, ricostruendo il villaggio, accendendo fuochi, cucinando cibi tradizionali per le proprie famiglie, cimentandosi in giochi tradizionali…”, spiega Leonor Crisostomo, capo progetto di Terre des Hommes. L’intento dell’espediente narrativo era quello di far dialogare passato e presente, tirando fuori il bello delle tradizioni popolari e mettendole a confronto con quelle presenti.

“Un mese prima del summer camp è stato chiesto ai ragazzi di venire al centro di Beit Ula dove, una volta entrati, si sono trovati nel bel mezzo di un’improvvisazione teatrale. Una coppia di anziani catapultati dal passato ha dato il via ad un dibattito su alcuni elementi nuovi  della vita contemporanea. I ragazzi, tramite l’improvvisazione, sono entrati subito nella parte. Ha così preso corpo  l’idea del viaggio come occasione per sfatare numerosi pregiudizi e paure verso il “diverso” ed il nuovo” spiega Leonor.

Il loro primo compito è stato quello di andare a casa e  intervistare i nonni per poi tornare al centro. Curiosamente le storie riportate dai ragazzi hanno riguardato soprattutto i racconti del giorno del matrimonio dei loro nonni. Il gruppo di riferimento ne ha scelto uno e ha tracciato un canovaccio per la rappresentazione teatrale improvvisata”, spiega Wafa’ Mohammed Al-Amle, 23 anni, una delle educatrici del centro.

Come la storia del fidanzamento nella famiglia Abu Ajar, dove la sposa dal volto completamente coperto ad eccezione degli occhi viene scelta da un uomo che dovra’ ricevere l’approvazione di ogni componente del nucleo famigliare seguendo uno scrupoloso rito culminante nel matrimonio, o quella della famiglia che aveva un asino malato e non sapeva come curarlo.

“Ognuno di noi ha delle radici nel passato, ci sono buone tradizioni e buone pratiche e non vogliamo perderle, anzi. Vogliamo metterle in collegamento e unire le due parti per vivere in futuro in modo piu’ consapevole e completo.” in modo piu”, spiega ancora Wafa’. Il secondo timore è stato quello di far interagire per un mese intero nel campo ragazzi  e ragazze. Non si era mai avuto in precedenza un campo estivo misto per adolescenti.

“Eravamo preoccupati di non riuscire a gestire la partecipazione mista dei ragazzi ma quando abbiamo iniziato il summer camp ci siamo resi conto di come grazie alla collaborazione di tutti non fosse poi così complicato rivelandosi al contrario arricchente”, ammette infine Wafa’.

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