L’ora della “pulizia sociale”

 Archiviato in: Progetti America Latina — Giuseppe @ Lug 14th, 2009

Da qualche tempo i bambini che frequentano il nostro centro ricreativo e di assistenza psicosociale a Usme (Bogota’) devono tornare a casa prima a causa delle minacce diffuse da paramilitari che hanno avviato un vero e proprio programma di “limpieza social”. Ecco il resoconto della nostra responsabile dei progetti in America Latina, Federica Giannotta, appena tornata dalla Colombia:

Cari sostenitori,
sono da poco rientrata da Bogotà e vorrei brevemente riportarvi le mie impressioni ed anche qualche aggiornamento sulle nostre attività in un Paese tanto affascinante quanto complesso e difficile come la Colombia.

Quello che sempre mi colpisce camminando per le strade di Bogotà è l’apparente tranquillità che accompagna la vita quotidiana dei suoi cittadini, che sembra volerti convincere del fatto che la Colombia è qualcosa di lontano e diverso da un paese in guerra, profondamente segnato, oserei dire, ‘lacerato’, da una violenza costante, logorante e senza limiti.

Tutto questo non sembra possa realmente esistere e far parte della realtà quotidiana di questo Paese. Invece è proprio così.

E le organizzazioni umanitarie come Terre des hommes lo sanno e ne hanno una conferma continua nel loro lavoro quotidiano, perché essere impegnato in favore dei diritti umani in un Paese come la Colombia, comporta dei rischi che non devono mai essere sottovalutati.

E’ per questo che, prima di raccontarvi un po’ più da vicino come vivono il conflitto i nostri beneficiari, i bambini, le loro mamme e gli adulti in genere che noi cerchiamo di aiutare, vorrei dire ‘grazie’ a tutti coloro che a Bogotà e nei dipartimenti lontani dalla Capitale, ci aiutano nel nostro lavoro, perché essere colombiano ed essere impegnato nella protezione dei diritti umani non è semplice e richiede forza e tenacia, fondamentali per riuscire a dare un supporto concreto alle famiglie che, ogni giorno, possono essere esposte e minacce e soprusi di ogni genere, ad opera da quei gruppi armati che da oltre 40 anni si contendono il territorio in modo aperto e violento, come mi hanno confermato le testimonianze dirette dei nostri beneficiari in Usme, quartiere periferico di Bogotà in cui abbiamo un programma di sostegno a distanza.

Qui da mesi le famiglie ricevono sotto la porta di casa, durante la notte, lettere minatorie delle forze paramilitari, che invitano a non circolare per strada alla sera e a rimanere in casa con i propri figli perché è in corso una operazione di ‘pulizia sociale’ (la chiamano proprio così: “limpieza social”) che poi si traduce nell’uccisione o sparizione di innocenti che si trovino in giro nel proprio quartiere nel momento sbagliato.

A fonte di queste minacce e delle conseguenti rappresaglie notturne, per proteggere i beneficiari del nostro progetto in Usme, soprannominato dai bambini “ La Golosa” o anche “La Casina” per differenziarla dalla Casona ossia l’altro progetto sito nel quartiere La Soledad, la nostra equipe ha adottato alcuni provvedimenti divenuti regole ufficiali del progetto:

1. Le attività nella Casina terminano alle 15.00 e non oltre

2. I bambini sono obbligati a rientrare nelle loro case subito dopo la chiusura dell’ultima attività

3. Per raggiungere le proprie case i bambini non possono andare mai soli ma sempre in gruppo (almeno 3 persone)

Sino ad oggi, comunque, le pur terribili minacce ricevute via lettera dalle molte famiglie di Usme ( e dei quartieri limitrofi) non sono mai state depositate sotto la soglia della Casina.

Questo, unitamente al fatto che la nostra equipe non ha mai avuto difficoltà nel poter accedere al barrio e non è mai stata oggetto diretto di violenza, conferma per lo meno un  apparente riconoscimento del nostro impegno e del nostro lavoro nei confronti dei bambini del quartiere, che trovano nello spazio della Casina un ambiente dove sfogare le proprie preoccupazioni, liberare la mente dallo stress e dall’ansia che la costante paura per la propria vita e quella dei propri familiari, necessariamente comporta.

Per questo a nome della Casina e degli altri progetti che Tdh Italia realizza in Colombia, ancora una volta ringrazio i nostri collaboratori in loco ma soprattutto voi sostenitori, senza il cui impegno non sarebbe possibile restare accanto ai bambini di un paese tanto affascinante quanto incredibilmente violento come la Colombia.

Federica Giannotta

1 commento »

  1. E’ incredibile! Capisco bene il clima che è stato descritto. A leggere cose di questo genere nella tranquillità delle nostre case si rimane allibiti.
    Coraggio.

    Commento di Giorgio — Dicembre 2, 2009 @ 10:24 pm

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