Cure mediche su quattro ruote

 Archiviato in: Senza categoria — Giuseppe @ Lug 1st, 2009

di Natalia Fais

La clinica mobile acquistata da Terre des Hommes Italia e donata al PMRS (Palestinian Medical Relief Society) da maggio lavora a pieno ritmo organizzando visite mediche nelle zone più disagiate e povere della Striscia di Gaza. Ecco un giorno di “ordinaria attività”

Oggi siamo nel cuore del quartiere di Rafah Shokat, a sud della Striscia di Gaza, nei pressi dell’aeroporto distrutto. Rafah Shokat è un’area periferica che dista 3 km dal confine egiziano, ed è una delle zone più povere di Gaza, in cui vivono circa 500 famiglie. L’ospedale più vicino dista 2 km, ma accetta solo urgenze o casi molto gravi. La clinica più vicina è a 5 km ed è a pagamento. C’è un altro ospedale situato vicino al confine, ma nessuno ci va se non costretto, perché è molto pericoloso farlo. Gli spostamenti per gli abitanti più poveri di Gaza sono solo a piedi.

Lo staff del PMRS ha allestito la nostra clinica mobile all’interno dell’asilo Shomò Al Amal (“La candela della speranza”). Una delle maestre ci spiega che la comunità ha scelto questo nome perché i bambini sono il futuro della Palestina e la loro educazione è la luce che permetterà la realizzazione di un futuro migliore. L’autista ha parcheggiato il minivan della Volkswagen davanti alla porta d’ingresso e con l’aiuto dei bambini della zona, entusiasti e elettrizzati per il gran movimento, ha appeso al muro un grande cartello per avvisare tutti della presenza del servizio medico gratuito nella zona. Allo stesso modo il furgone della clinica mobile è un segno di riconoscimento per tutti: significa che il medico è arrivato. La clinica mobile si sposta ogni giorno in un’area differente, fermandosi laddove è possibile allestire un centro medico temporaneo, per esempio all’interno di un asilo o di una scuola o nella casa più grande della zona. Di solito abbiamo bisogno di due stanze: una in cui il medico visita i pazienti, un’altra in cui si provvede alla distribuzione dei farmaci e alle analisi del sangue. Cerchiamo di trovare dei luoghi dove ci siano degli spazi in cui le persone in attesa possano comodamente aspettare il proprio turno.

Lo staff della clinica mobile è formato da Wajdi (medico), Sabrine (infermiera), Shada (tecnico di laboratorio) e Mahdi (autista). Il dottor Wajdi è consapevole dell’utilità di questo servizio: “L’importanza di questo lavoro, che stiamo svolgendo grazie al supporto di TDH e al PMRS, è data dalla tipologia dei luoghi dove operiamo”, spiega. “Lavoriamo in aree di periferia o zone marginali dove non c’è nessun altro servizio. Le cliniche e gli ospedali distano veramente tanto. Le famiglie che assistiamo sono molto povere e i nostri servizi sono completamente gratuiti, anche la distribuzione dei farmaci. Questa per me non è soltanto un’esperienza di vita fondamentale perché mi permette di aiutare la mia gente, ma è anche un’importantissima esperienza lavorativa. Ho a che fare giornalmente con parecchi pazienti, a volte mi imbatto con casi complessi e particolari. Più volte mi sono reso conto di precedenti diagnosi erronee, e altre ancora ho riconosciuto delle patologie croniche non diagnosticate in precedenza e ho subito avvertito l’ospedale. Questo grazie al fatto che la clinica dispone di una macchina per analizzare il sangue in tempi relativamente brevi”. Mentre parliamo si avvicina Sabrine che si occupa dei prelievi, prende le temperature, fascia i pazienti e aiuta il medico durante le visite. È al quarto mese di gravidanza, lavora con passione e ci confessa che a fine giornata si sente stanca ma felice.

I pazienti attendono sotto la tettoia dell’asilo, adibita a sala d’attesa. Uomini, donne e bambini aspettano chiacchierando fra loro. Wijdan, una bambina di 10 anni, ci dice che non è venuta alla clinica per sé, ma per accompagnare suo fratello Afham. È la prima volta che si recano insieme alla clinica mobile. Wijdan è molto contenta perché non deve camminare tanto tempo sotto il sole per portare il suo fratellino alla lontana clinica privata. Il piccolo Afham, un anno e mezzo appena, ha la febbre. La mamma non ha potuto accompagnarlo perché è occupata. Wijdan si sente responsabile per il fratellino e ci parla dei suoi sogni: “Frequento la quinta elementare, la scuola dista più di un’ora di cammino dalla mia casa, ma mi piace andarci perché da grande voglio fare il dottore, così posso curare tutti i bambini che hanno l’influenza come il mio fratellino”.

Nisma è una bellissima bimba di due anni, fa parte di una famiglia molto numerosa e oggi sua mamma Thessail ha deciso di portarla alla clinica mobile perché sta di nuovo male. La prima volta che l’ha portata alla clinica mobile aveva male allo stomaco, questa volta abbia una brutta influenza. Prima per Thessail era molto complicato e gravoso portare i suoi figli dal medico. Doveva camminare per molte ore con i bimbi in braccio per arrivare all’autobus che l’avrebbe portata all’ospedale. Ora ha la possibilità di avere le cure mediche a portata di mano. Ci parla dello staff medico: “Le infermiere e il medico sono sempre molto gentili e disponibili, sono molto competenti e le loro prescrizioni e i farmaci sono completamente gratuiti. Parlano volentieri con me e io mi trovo a mio agio con il medico”.

Soha ha 12 anni e oggi accompagna sua sorella Kamla di due anni più piccola alla clinica. Kamla ha la febbre ed è molto silenziosa. Soha invece ha una gran voglia di chiacchierare e ci racconta della sua numerosa famiglia, di sua madre che oggi non le ha potute accompagnare alla clinica perché impegnata con gli altri figli più piccoli, e della scuola che frequenta. Sono entrambe molto contente di avere vicino la clinica perché non devono camminare tanto tempo sotto il sole, e aspettare sedute sotto la tettoia fa sentire Kamla già meglio. Soha è molto protettiva nei confronti della sorella: “Oggi che la mamma non c’è mi prendo cura io di Kamla, i dottori la faranno stare subito meglio così potrò darle lezioni di arabo e potrò giocare con lei. Da grande voglio fare la maestra così da insegnare l’arabo a tutti i bambini e giocare con loro durante le pause.”

L’asilo-clinica un po’ alla volta si riempie di gente. Alcuni bambini si sono avvicinati solo per giocare con gli altri, le mamme non hanno portato solamente i figli che stanno male, ma anche gli altri. I bimbi in buona salute, distanti quanto basta dai piccoli pazienti in attesa, giocano e si rincorrono tra risate e aquiloni vicino al minivan. Gli esami sono finiti, la scuola è terminata, ma i campi estivi non sono ancora iniziati. La presenza della clinica mobile incuriosisce i bambini che abitano nei dintorni e diviene un punto d’incontro per i più piccoli. Nariman una bambina di 12 anni mi confessa di essersi avvicinata solo per giocare con gli altri e mi assicura che lei sta benissimo.

La giornata lentamente volge al termine, lo staff medico si preparare per rientrare a Gaza City e saluta gli ultimi pazienti dando appuntamento alla settimana successiva.

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