24 ottobre 2008 – L’arrivo e l’impatto con un mondo altro

Finalmente si parte parte per la Costa d’Avorio, ragione del viaggio stavolta accompagnare un’azienda in visita ai progetti. Altavia Italia ha infatti finanziato il progetto materno infantile di Grand Bassam lo scorso dicembre e ha deciso di venire a vedere cosa è stato possibile fare grazie al suo aiuto.
Unico grosso dispiacere: aver lasciato a terra Simona, che a causa di una forte congiuntivite è dovuta rimanere a casa, speriamo tornerà il prossimo anno.
Volo un po traballante ma piacevole, pochi bianchi sull’aereo e tanti uomini d’affari vestiti di tutto punto che bevono champagne, qualcuno anche whisky e coca.
Una signora, diciamo molto in carne, si serve anche dal mio vassoio, ma sembra simpatica e quando l’aereo traballa, incrocia le mani e prega. Purtroppo non posso confortarla io, che sono imbottita di xamamina, perchè non parlo francese, aihmè.
Lo steward mi domanda se vado ad Abidjan per turismo, gli rispondo che no; vado a trovare i beneficiari per cui ogni giorno chiedo contributi alle aziende.
A parte una valigia persa, in aereoporto tutto fila liscio, anche se scambiamo il nostro autista per un ‘approfittatore’. Appena usciti dall’aereoporto percorriamo una strada, l’unica, completamente buia, senza nessun tipo di illuminazione, i lampioni ci sono ma sono tutti spenti, i cavi elettrici, dicono, se li rubano per rivendere il rame; al ciglio della strada, su entrambi i lati, bancarelle che a lume di candela vendono oggetti di artigianato o cibo. Sei fortunato se chi ti attraversa la strada è vestito di bianco altrimenti non lo vedi neanche, nessun semaforo e tantissime buche, o meglio, crateri.
Di giorno ci imbatteremo in uomini che per racimolare qualche moneta si improvvisano addetti alla manutenzione delle strade, molto artigianalmente riempite con della terra, bloccando la via alle macchine.
Arrivati a Grand Bassam, Alessandro Rabbiosi, il nostro delegato, ci mostra l’ufficio sorvegliato da un guardiano notturno. Anche casa sua, dopo che nel 2004 sono entrati i ladri, è recintata con filo elettrico e inferriate alle finestre.
Cena a base di ranocchie fritte, che sanno di pollo, ricoperte d’aglio e accompagnate da una salsina che ti fa uscire gli occhi tanto è forte.
A cena ci raccontano che proprio ieri hanno trovato due bambini con la testa tagliata, dicono per una serie di riti propiziatori per le future (previste?) elezioni.
Una regola importante: se ti fermi per qualsiasi motivo con la macchina, girala sempre in direzione di fuga…
25 ottobre – Bidonville: una vita precaria, ma serena
Sveglia presto e partenza per Abidjan dove ci sta aspettando Monsieur Konan, che negli anni ‘90 fa nascere M.E.SA.D., ONG locale che attraverso i suoi operatori e volontari (in tutto una quarantina) interviene nelle bidonville della capitale per il reinserimento scolastico di più di 600 bambini di strada. Le presentazioni ufficiali sono d’obbligo, e poi in macchina verso la bidonville di Kouassi Le Noir, municipalità di Treshville, di 10-12.000 anime, a chiedere udienza al capo villaggio. Qui li chiamano quartieri precari: un ammasso di baracche di legno costruite su una vera e propria discarica nella quale si riversano i rifiuti di industrie vicine;


Grandi e bambini si affollano al passare degli ospiti, curiosi e sorridenti nonostante le misere condizioni.


Gli operatori del M.E.SA.D. conoscono bene la situazione, e soprattutto i bambini seguiti con il sostegno a distanza; qui, tra il fango, si vende frutta, manioca, pesce affumicato e altre pietanze del posto. Un ragazzo aggiusta le scarpe, alcuni bambini trasportano legno sulla testa, ragazzine munite di vecchie Singer cuciono tessuti. Ciò che tiene uniti i bambini è il calcio, diversi indossano magliette di giocatori ivoriani o europei famosi, ma non hanno veri palloni e improvvisano una partita con ciò che hanno a disposizione; sulla strada incrociamo anche dei ragazzi che giocano a bocce.
L’unica “toilette” per tutto il quartiere è costituita da latrine di legno a cielo aperto proprio sulla discarica, le cui acque vengono utilizzate per lavare i panni, e sono le stesse acque in cui giocano i bambini.
La popolazione della bidonville è composta da una popolazione cosiddetta precaria, perché proveniente dagli stati vicini: Mali, Ghana, Liberia, e soprattutto Burkina Faso. Le due azioni principali che il M.E.SA.D. svolge sono da un lato dare identità ai bambini senza famiglia, tramite la registrazione all’anagrafe e dall’altro favorire la scolarizzazione stimolando e monitorando la frequentazione regolare dei bambini a scuola.
Assistiamo a una vita, nella ‘favela ivoriana’, che pare procedere con lenta serenità.
per Terre des hommes Italia
Alessandro Rabbiosi - delegato in Costa d’Avorio
Anna Broglio - Corporate Fundraising e Comunicazione
per Altavia Italia
Antonio Monzeglio - responsabile del Settore Sviluppo Sostenibile
Marco Pagni Frette - Divisione Sviluppo e New Business
Anna Signoroni - Pediatra
Grand Bassam, 2008





E’ confortante pensare che donne e bambini ivoriani grazie al lavoro di tdh possano beneficiare di un aiuto sanitario.
Le foto sono molto belle e speriamo che il continente africano possa un giorno risollevarsi e prendere parte alla storia anziché subirla.
Forse l’elezione di Barack Obama porterà un segno nuovo anche in Africa.
Commento di tinoune moise — Novembre 5, 2008 @ 5:34 pm
Ho vissuto a Grand Bassam dal 1996 al 2000,per motivi di lavoro,abitavo in una bellissima casa coloniale sulla
Rue Azuretti,dove sentivo il borbottare dell’oceano.
Io e mia moglie abbiamo vissuto veramente bene a Bassam conoscevamo tutti e tutti ci volevano bene e ci vogliono bene ancora visto che tutti gli anni torniamo almeno per 15/20gg,l’ultima nostra visita risale a febbraio 2008.
Sono rimasto molto male leggendo la sua descrizione di Bassam,possibile che non ha visto una cosa bella,mi sono chiesto.Noi quando arriviamo,solitamente alla sera,la prima cosa che facciamo è andare al maquis Dieu est Grand dove si mangia del pesce alla brace stupendo e non è un posto per solo bianchi anzi…..
Le faccio i complimenti per l’aiuto che portate a questa gente,ma la prossima volta veda anche le bellezze che ci sono.
Saluti
Commento di mauro — Dicembre 11, 2008 @ 12:19 am