Viaggio in Costa d’Avorio - La parola cooperazione

 Archiviato in: diario di viaggio — Giuseppe @ Ago 28th, 2008

26 agosto 2008

Confesso che questa non me la sarei mai aspettata! Una delle ragioni del mio viaggio in Costa d’Avorio, la principale, è quella di venire a parlare di fundraising, di raccolta fondi, alla magnifica équipe di uno dei nostri partner locale, il MESAD. Sì, proprio così, devo insegnare a un’associazione locale le tecniche per reperire risorse a favore dei propri progetti.

Credo che tutti voi conosciate la storia della differenza fra regalare un pesce e l’insegnare a pescare. Ecco, la cooperazione è esattamente questa cosa qui, insegnare a pescare, solo che alla fine a imparare non sono solo i beneficiari dei nostri interventi, ma tutti noi se abbiamo capito un po’ lo spirito di questo lavoro.

Fare formazione a un partner locale è, al massimo livello, fare cooperazione. E’ quello che nel linguaggio internazionale della cooperazione chiamiamo “empowerment“, rafforzamento delle capacità dei soggetti locali affinché possano rendersi autonomi dal nostro aiuto. Non sapevo se ne sarei stato capace e non so se ci sono riuscito, ma che Terre des hommes ci abbia pensato e abbia accolto la richiesta del Mesad mi rende orgoglioso di lavorare in questa organizzazione.

Comunque alla fine è andata così come provo a raccontarvela. Anche questa mattina abbiamo messo in strada il Toyota in direzione Abidjan.

Io ero cotto. Dopo cena con Alessandro la sera prima avevamo continuato il briefing sul paese. Avevo ancora bisogno di saperne di più del MESAD per completare la mia presentazione e il tempo rimasto era oggettivamente poco. Alle 23.30 ora locale, finalmente sazio di informazioni mi sono ributtato sul mio notebook a sistemare gli ultimi pezzi al loro posto. Alle 2.00, finito o non finito, ho fatto a malapena in tempo ad appoggiare il pc acceso sul comodino e a rimboccare la zanzariera prima che il sonno spezzasse la mia ultima resistenza.

La mattina speravo di recuperare sul 4×4, ma con Alessandro non si smette mai di imparare e alla fine la curiosità ha avuto il sopravvento sulla stanchezza. Il viaggio è volato, come al solito.

Alle 9.30, nel cuore di Treshville, una delle municipalità più povere di Abidjan eccoci arrivati all’ingresso del MESAD. Quella che mi si presenta davanti non è esattamente la sede che mi aspettavo. Una palazzina dai muri scrostati e anneriti brulicante di vita. Al piano terra, affacciato sulla strada, un piccolo ambulatorio medico con ancora appiccicati gli adesivi di Medecins du Monde. All’ingresso un viavai continuo di bambini e ragazzi e gli operatori del Mesad che si avviano a prendere posto alle loro postazioni.

Giusto due minuti per salutare tutti (siamo al 2° giorno di lavoro è ho già stretto qualche centinaio di mani!) e una delle ragazze dello staff, Agnes, mi porta in visita agli uffici dove i vari responsabili mi raccontano delle loro attività.

Cosa si fa al MESAD? Qui si lavora sull’educazione e istruzione dei bambini delle bidonville e dei quartieri più poveri di Abidjan e non solo. Si fa sanità di base. Animazione sociale e formazione professionale, soprattutto attraverso i centri di aggregazione giovanile. Si promuove l’attività sportiva e la prevenzione dell’AIDS. Si organizzano attività ricreative fuori città. Si lavora con i bambini di strada e nella strada (ad Abidjan oltre 5.000 bambini vivono in strada e più di 65.000 vivono grazie alla strada). Ad alcuni di loro MESAD offre un tetto, cibo, la possibilità di lavarsi e cambiarsi, scuola, corsi di formazione professionale, sostegno psicologico, riavvicinamento al nucleo familiare, animazione sociale volta soprattutto all’auto-aiuto. Si fa lavoro di sensibilizzazione nelle famiglie. Si fa nutrizione. Si lavora, concretamente e insieme alla polizia, contro la tratta dei minori, attraverso un lavoro di recupero, ospitalità e, dove possibile, di reinserimento nelle famiglie di origine.

Un lavoro incredibile, che grazie agli oltre 800 sostenitori di Terre des hommes coivolti nel progetto, cresce ogni giorno di più. Ora si tratta di fargli fare un’ulteriore salto in avanti. C’è da reperire nuovi fondi. Lo faremo noi dall’Italia e grazie al lavoro di Alessandro in Costa d’Avorio, ma MESAD è un partner che ha tutte le capacità per fare fundraising sul posto e del resto lo ha già fatto.

Alle 10.00, con una puntualità poco africana, eccoci tutti attorno ai tavoli della sala riunioni. Monsieur Konan, l’energia vitale di questo microcosmo, ha chiamato tutti suoi responsabili di settore al rendez-vous.

Ci sono anche i 4 volontari francesi che grazie a un intelligente programma sostenuto dal Governo francese possono fare un’esperienza unica nel suo genere: lavorare, gratis, per un’associazione africana direttamente sul campo. I ragazzi sono giovani, ma si vede che hanno lo spirito giusto. Una fa la contabile. L’altra lavora sul programma di formazione professionale. La terza, Raida, splendido esempio di Melting Pot, cresciuta in Francia ma figlia di un nigeriano e di una guineiana (tanto che inizialmente non avevo capito fosse qui come volontaria), fa la cassiera e l’assistente di Konan. Il quarto, Pierre, si occuperà, al fianco della responsabile comunicazione, di raccolta fondi.

Alla fine, compresi me e Alessandro, siamo in 20, notebook acceso, proiettore collegato e nelle prossime 2 ore viaggeremo insieme (ma davvero insieme, perché lo scambio è continuo) per cercare di capire come si può fare raccolta fondi in Costa d’Avorio, come si organizza una campagna di raccolta di capitali, come si analizzano il contesto e la propria organizzazione, come si costruisce e organizza un data base di potenziali grandi donatori, come ci si avvicina ai grandi donatori, cosa gli si può chiedere e quali sono gli elementi chiave per presentare una richiesta di successo, qual’è l’importanza del reporting e tanto altro ancora.

Ve l’ho detto: alla fine non so se ho centrato il mio obiettivo. So solo che ci ritroveremo la settimana prossima con due compitini da svolgere. La compilazione di una scheda dove ognuno dei membri dello staff dovrà scrivere il nome di 5 dei suoi contatti che pensa possano essere d’aiuto all’organizzazione e la SWOT analysis (l’analisi dei punti di forza e debolezza, delle opportunità e delle minacce) del MESAD. Ne abbiamo parlato e gli ho lasciato una presentazione che avevo fatto, in inglese (sudando sangue per la mia solita faticaccia con le lingue!), per CBM qualche anno fa. Una delle volontarie lo tradurrà in francese perché possa essere d’aiuto ai gruppi di lavoro.

Giovedì prossimo ci rivediamo con loro per la ripresa.

Paolo Ferrara

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