Viaggio in Costa d’Avorio - L’odissea

 Archiviato in: diario di viaggio — Giuseppe @ Ago 26th, 2008

Il diario del viaggio di Paolo Ferrara, responsabile comunicazione e raccolta fondi di Terre des hommes Italia, in Costa d’Avorio per visitare i nostri progetti e fornire consulenza al nostro partner locale.

22 agosto 2008

Ore 5.30, il primo rintocco della sveglia mi avverte che ormai ci siamo.
Il tanto atteso viaggio per la Costa d’Avorio sta per iniziare. Solo il
tempo di rigirarmi qualche secondo sul futon che Ioana e Daniele (i
colleghi di Amref e Cesvi che mi hanno ospitato per la notte) mi hanno
messo a disposizione, lavarmi velocemente e ancora più velocemente
indossare pantalone, maglietta e sandali da viaggio. Il taxi, con due
minuti di anticipo, è già fuori, motore acceso (sic) pronto a partire per
Linate, prima tappa di un itinerario che mi porterà a Roma, Tripoli e
infine ad Abidjan. Ora prevista d’arrivo 22 meridiano locale.

Tutto fila liscio fino a Tripoli. L’orario di atterraggio è perfetto e il
tabellone non annuncia ritardi per la coincidenza che mi porterà nell’ex
colonia francese.

Alle 17.00 la sala transiti dell’aeroporto di Tripoli, scalo intermedio
tra Roma e Abidjan, inizia a diventare familiare. Ma ormai siamo agli
sgoccioli, entro un’ora inizia l’imbarco e tutto sommato l’attesa,
prevista, mi è servita a mettere in ordine qualche idea per i prossimi
giorni, quando dovrò incontrare alcuni dei partner locali di Terre des
hommes.

Alle 17.45 inizio a notare una certa agitazione intorno al banco del check
in. E’ solo un anticipo. Improvvisamente sul tabellone impazzito tutti i
voli vengono dati in ritardo
, senz’altra precisazione.Per ragioni
inesplicabili pare debba fermarmi qui molto più delle 4 ore previste.

Un cortese addetto al check in mi informa, in un francese perfetto, che
l’orario di imbarco è stato spostato alle 22 e in fondo mi posso dire
fortunato: alla compagnia in viaggio per l’Italia è andata peggio. Questa
notte saranno ospiti dell’albergo Afriqiyah. Il loro volo è stato spostato
all’indomani mattina. Li attende una levataccia alla cinque del mattino
sempre che qualche altro contrattempo non li tenga inchiodati all’eroporto
di Tripoli più a lungo.

Io intanto mi organizzo per affrontare le ore che passano. Sull’ipod touch
ho salvato un po’ di vecchi Maigret intepretati da Jean Richard e
l’edizione di ieri del Tg di TF1, giusto per fare un po’ di esercizio col
mio francese.

Da una tasca dello zaino fa capolino Il Giorno dello Sciacallo di
Frederick Forsyth che da domani, impegni permettendo, lascerà il passo
alla Marche des enfant di Edmund Kaiser, l’autobiografia del fondatore di
Terre des hommes. Per gli approvigionamenti alimentari ci pensa
l’impeccabile servizio di Afriquya e un provvidenziale pacchetto di
sigarette fa il resto.

Le ore comunque iniziano a passare sempre più lente, la stanchezza avanza
insieme al dolore provocato dalle durissime sedie dell’aeroporto di
Tripoli. Verso le 22.00, quando ormai è chiaro che il volo sarà
ulteriormente ritardato, inizio a vagare da un lato all’altro della
ristretta area transiti, chiacchiero con qualcuno dei ragazzi diretti a
Cotonou (anche loro bloccati come me da ore nel quadrato antistante gli
imbarchi) e decido finalmente di telefonare al nostro delegato in Costa
d’Avorio, Alessandro Rabbiosi, che probabilmente si sarà precipitato con
largo anticipo all’aeroporto per una lunga ed estenuante attesa.

Lo trovo a cena ad Abidjan con uno dei funzionari italiani dell’Unione
Europea già allertato del ritardo. Dall’una e un poi sarà costretto a
sonnecchiare nel parcheggio dell’aeroporto in attesa del volo che arriverà
soltanto alle 4.47 ora di Abidjan, dopo un viaggio di 25 ore.

Giusto il tempo di un breve riposo in una pensione della capitale
economica del paese, 16 euro a testa, in attesa che riaprano le strade
verso Grand Bassam, dove si trovano gli uffici di Terre des hommes. Poche
ore, prima che i miei occhi si aprano sulla Costa d’Avorio.

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