Diario di viaggio in Giordania VI - La Giordania non è solo deserto

 Archiviato in: diario di viaggio — Giuseppe @ Ago 26th, 2008

Amman, 22 agosto 2008

La Giordania non è solo deserto, per quanto il deserto sia ovunque perchè la sua sabbia si alza e, come un velo avolte sottile a volte pungente, si gonfia e si stende su tutto quello che incontra. Accanto alla casa Terre des hommes spicca un dei tanti sfarzosi palazzi governativi che guardano dall’alto in basso le
bianche casupole del popolo, sempre uguali a se stesse. Lucide pareti di vetro, imponenti dimensioni, corpi di vigilanza di serie, filari di gerani coloratissimi e annaffiati continuamente, qui dove l’acqua è
come l’oro.

Di cosa si tratta? Del Ministero dell’acqua! Per noi è una sorpresa, ma sicuramente qui è utilissimo, sempre che a tantasontuosità segua altrettanta operosità . La giornata di oggi l’abbiamo divisa tra turismo e lavoro. In mattinata, guidati dal nostro espertissimo Jamal, ci siam recati a Jerash, la ben nota Pompei mediorientale (non è vero, ma la comparazione è verosimile). La vista è superba e la ricchezza dell’antica capitale romana è sorprendente.

La visita turistica è stata però in breve schiacciata da una morsa di calore insopportabile. Ogni passo
diventava un macigno da trascinare, ogni gradino una montagna. Quando tra templi e teatri abbiamo iniziato a vedere legionari romani armati fino ai denti che si paravano davanti a noi in schiere di migliaia, abbiamo capito che forse era giunta l’ora di riposarci all’ombra del colossale tempio di Artemide. Ci stavamo ancora riprendendo da queste allucinazioni da insolazione quando all’improvviso abbiamo udito squilli stonati di trombe! Reali quanto i fischi che procuravano alle nostre orecchie!

Nell’ippodromo stava infatti per cominciare il Real Roman fighting! ovvero un’ anomala ricostruzione storica
in cui uno sparuto gruppo di improbabili comparse giordane travestite da gladiatori si scambiavano scudisciate d’altri tempi con clangori di scatolette di tonno. Il tempo di applaudire un pò sconcerati e
ci siamo ritrovati alla volta Ajlun, una cittadina collinare immersa in un insolito paesaggio verde e ocra che, dopo la totalità desertica fin ora vissuta, ci ha regalato una boccata di aria fresca. Da lì, siam giunti al vicino castello arabo di Ar-Rabad, edificato da uno dei generali di Saladino, un gioiello arroccato in vetta a tutto! Una delle tante roccaforti contro i Crociati.

Si dice che tramite segnali luminosi e piccioni viaggiatori potevano essere trasmessi messaggi da
Bagdad a Il Cairo in una sola giornata! Sulla cima della cima, vale a dire all’ultimo livello del torrione più alto del castello, ci accolgono altri due figuranti, questa volta in abito militare. Armati di arco, appena ci vedono, raddrizzano la schiena piegata dal sole con faticosa professionalità e caricano il dardo con comprensibile imprecisione e trasparente inedia. E’ bastato un sorriso per farli rilassare e ricomporre nella loro postura scomposta, in attesa dei prossimi visitatori.

Irbid è stata la meta successiva, per poter proseguire i laboratori e la preparazione dello spettacolo (sempre più imminente) con i bambini del centro. Giunti con un’ora d’anticipo ci siamo accampati sotto i piccoli ulivi della radura, immediatamente circondati dai nostri giovani allievi. Strimpellando, abbiamo scoperto due piccole e sorprendenti suonatrici di darbouk e ne approfitteremo sicuramente per gli intermezzi tra una
scena e l’altra. Il laboratorio è stato ricco come sempre il poco tempo ci costringe a chiedere molto ai bambini, ma loro fortunatamente continuano a rispondere divertiti e assetati di stimoli nuovi. Insegnamo loro alcune piccole acrobazie da soli e in coppia. In breve tutti si prodigano in eroici tentativi d’imitazione con risultati che strappano risate collettive. Poi ci saltano sulle spalle per sperimentare equilibrismi temerari. L’energia è dirompente, come se da tanto fosse sopita. Siamo soddisfatti. Ce ne torniamo ad Amman con le spalle a pezzi, ma con quella piega nostalgica di chi ha finito una dura ma felice giornata.

Sulla strada del ritorno Jamal contratta senza successo una cassetta di fichi; rinuncia per una differenza domanda/offerta di mezzo dinaro, quarantacinque centesimi di euro circa! la contrattazione ci pare una cosa meravigliosa, un’abitudine che dall’altra parte del mediterraneo dovremmo recuperare, coltivare e incoraggiare come autarchica autodifesa alle paradossali leggi del commercio.
Umberto, Alessandro, Elisa e Nicola

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