Diario di viaggio in Giordania IV - Il deserto del Wadi Rum
Prosegue l’avventura dei ragazzi di Progetto NUR sui progetti di Terre des hommes in Giordania
Sabato 16 agosto 2008, Amman
Venerdì è giorno festivo in Giordania. Sabato…il “prefestivo”! Ci prepariamo per la nostra prima vera pausa turistica.
Alle 14 partiamo in direzione sud, meta il deserto del Wadi Rum. Percorriamo la Desert Highway, 300 km di strada rettilinea che dalla periferia di Amman in poi sprofonda in un deserto piatto e incolore che da qui si allunga fino all’estremità della penisola arabica.
Facce di ragazzi bruciate dal sole accovacciate dietro a casse di pomodori, unico colore vivo tra il grigio della sabbia e dei villaggi sparpagliati. Uomini seduti in un’immobile attesa della sera, rare donne, indaffarate e velate. Veicoli che vomitano fumi sull’asfalto incandescente. All’abituale attraversamento delle capre si aggiungono: attraversamento di cammelli, dossi assassini, limiti di velocità assurdi e continue postazioni di polizia. Al termine dell’altopiano il paesaggio si apre maestoso: l’ultimo strappo conduce diritti alla corsa verso il Wadi Rum, il deserto rosso.
Un non-luogo fuori dal mondo, abitato dagli stessi volti da centinaia di anni, custodito da colossali speroni di roccia consumati solamente dal vento. I beduini ci accompagnano con una jeep d’altri tempi, che ci fa sentire i dolori dei viaggi di altri tempi. Ci scopriamo incantati e silenziosi. Beviamo con occhi disorientati le distese che si aprono sempre nuove dietro ai giganti di roccia cesellata. La sensazione di impotenza di fronte a tutto ciò si traduce nel nostro rispetto per i depositari di questo miracolo; il nostro ringraziamento risiede nella contemplazione più silenziosa possibile.
Arrivati all’accampamento, ci sistemiamo in una grande tenda, i beduini ci offrono un the, ma noi torniamo quasi ipnotizzati in mezzo alle dune e aspettiamo il tramonto. Il petto si apre e respira, la fronte assorbe il sole, gli occhi la polvere, le mani affondano golose nella sabbia rossa. I colori cambiano ad ogni minuto, le ombre ci avvolgono e appena il sole varca l’orizzonte alle nostre spalle sorge la luna che per tutta la notte ci regala un paesaggio incantato. I beduini ci chiamano, con un badile liberano la sabbia che protegge un forno sotterraneo. Tolgono il coperchio e estraggono la nostra cena: verdure e carne cotte dalle braci poste sul fondo del pozzo. La notte ci abbraccia in una coperta nomade caldissima.
A presto,
Alessandro, Elisa, Umberto, Nicola (PROGETTO NUR)





