Ritorno alla (quasi) normalità dopo il ciclone Sidr

 Archiviato in: Progetti Asia — Giuseppe @ Apr 4th, 2008

La nostra cooperante Manuela ha condotto una missione di monitoraggio all’intervento appena concluso in favore delle vittime del ciclone Sidr in Bangladesh. Ecco il suo racconto

La nostra visita a Borguna, uno dei distretti più colpiti dal ciclone del 15 novembre scorso, inizia la mattina molto presto: il sole ancora basso all’orizzonte rifletteva la pallida luce sui campi distrutti. Il panorama è impressionante: intorno alla strada non vi è nulla, i campi coltivati solitamente a riso, di un verde così intenso che non ho mai visto altrove, sono ancora marroni, tutti secchi, crepati dal sale e dal sole. A percorrere quella desolazione siamo io, un mio collega e tutto il team dell’organizzazione locale (Aparajeyo Bangladesh) che ha collaborato al progetto.

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“L’acqua è venuta dal mare, dai fiumi, l’onda è stata spaventosa, dietro non è rimasto che il nulla”, mi raccontano. In pochi minuti il ciclone abbia portato via tutto: 3.000 vite umane, animali, case, barche, il raccolto, la fertilità della terra stessa.

Io non ero in Bangladesh quando Sidr è passato. Quando ho sentito la notizia al telegiornale ne sono rimasta sconvolta. Non so se la mia reazione sarebbe stata uguale se non fossi mai stata in Bangladesh. Quanto può colpirti una notizia del genere se non conosci il paese, se non ci hai mai abitato?

Per fortuna non sono stata l’unica a rimanere sconvolta e ad avere voglia di fare qualcosa.

Molte persone, che il Bangladesh l’avevano solo sentito nominare alla televisione, hanno capito. Hanno risposto alla domanda di aiuto che veniva dal paese, dalle organizzazioni che ci lavorano quotidianamente, dal Governo, dalle agenzie internazionali.

Grazie alla loro generosità Terre des hommes Italia, insieme ad AGIRE (Agenzia Italiana Risposta Emergenze), è andata subito in soccorso alle vittime.

Poco tempo dopo il ciclone abbiamo distribuito vestiti pesanti e coperte a migliaia di famiglie. Successivamente sono subito iniziati i lavori per la costruzione di 150 case nei villaggi di Choto Taltoli, Boro Baliatoli, Chon Bonia, tutti e tre situati nel distretto di Borguna.

A metà marzo le case 150 erano già state completate. Assieme a tutto il team del progetto siamo andati a visitare le case, già abitate dalle famiglie beneficiarie del progetto.

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Accanto alle nuove case rimangono ancora le tende temporanee che le persone avevano costruito nei giorni successivi al disastro per ripararsi dal freddo e per custodire il poco rimasto. La gente sta tornando, poco a poco, alla normalità, ma ci vorrà ancora del tempo.

Si aspettano le prime piogge, i monsoni che verranno fra pochi mesi e porteranno via il sale dal terreno ridaranno fertilità alla terra. Si aspetta di guadagnare i primi risparmi da lavori occasionali, per ricostruirsi la propria barca, per riuscire a tornare a pescare, per ricomprare bestiame, una mucca che dia ogni giorno il suo latte.

(Continua…)


3 commenti »

  1. Che belle queste rendicontazioni live che i blog permettono di fare. Ti fanno “innamorare” dei progetti perchè li vedi lì, vicini anche se sei lontano. Are we changing the world?

    Commento di francesco — Aprile 4, 2008 @ 3:30 pm

  2. Grazie mille Francesco… Non so se stiamo cambiando il mondo, spero solo si riesca a cambiare la vita di qualcuno dei nostri beneficiari mostrando a tutti i donatori cosa è stato fatto grazie alla loro generosità. Un caro saluto

    Commento di paolo — Aprile 5, 2008 @ 2:36 pm

  3. hai ragione Paolo, credo anche che però il lavoro che state facendo voi sul vostro blog non lo possano fare tutti. Ci vuole volontà, organizzazione e soprattutto trasparenza, come “traspare” dalle foto e dai video

    Commento di francesco — Aprile 9, 2008 @ 4:51 pm

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