Vita da cooperante: il punto di vista di chi gli sta accanto
Umberto, compagno di Elisa Visconti, delegata di Tdh in Giordania, ci ha raccontato il suo punto di vista su come cambiano le relazioni di coppia quando uno dei due vive da cooperante…

Un problema: come descrivere in venti righe la complessità di un lavoro come quello del cooperante e, a maggior ragione, come spiegare la complessità degli equilibri delle relazioni interpersonali che gravitano intorno a una scelta del genere…
Elisa Visconti, la mia compagna, lavora ad Amman (Giordania) per TDH-Italy dal settembre scorso, il che ha inaugurato un periodo di convivenza bizzarra, fatta di lunghe assenze compensate da sovrabbondanti frequentazioni telefoniche.
Amman è una città estesa e complicata, edificata secondo la regola del caso, gettando una manciata di ghiaia in aria e riproducendone la disordinata combinazione in edilizia…ma questo è un commento viziato da una consuetudine estetica differente e non deve indurre il lettore in alcuna deduzione grossolana!
Amman è al centro di mille problemi; è una falsa “isola felice”, benché ben lontana dai cliché del turismo telecomandato dall’Europa, contornata da situazioni politiche di cui conosciamo le cause reali solo se abbiamo deciso di impegnare uno sforzo critico e un’attenzione ulteriore rispetto alla dogmatica informazione mass-mediale di cui disponiamo.
Il dramma è che, anche con sforzo critico, non riusciamo a cogliere i reali effetti che tali drammi hanno prodotto: il problema dei rifugiati, dei disequilibri sociali che automaticamente vanno creandosi nei paesi ospiti (la Giordania è terra di rifugio per il popolo Palestinese così come, in tempi recentissimi, per quello Irakeno) cui si aggiungono sistemi grossolani di recupero e protezione delle categorie più a rischio.
A questo si contrappone lo sforzo di aggregazione di alcune piccole e preziosissime realtà locali che incoraggiano il lavoro femminile, la tutela dei bambini, il diritto a un’assistenza medica di base…TDH lavora con loro.
Solo (intra)vedendo in concreto questa realtà colgo appieno il senso della complicata convivenza con la mia compagna e non posso che ritrovarmi a sostenerla (“mio malgrado!” proclama ribelle il mio egoismo) come posso, impegnandomi per poter divenire parte sempre più attiva in questo processo di sostegno necessario.
Umberto





Intervento un po’ generico anche se “colto” (o, forse, proprio perché “colto”). Sarebbe interessante conoscere le dinamiche di coppia in “regime” di separazione forzata. Per esempio: non viene forse a mancare la “progettualità” di coppia? Fino a quando sarà una situazione sostenibile? Come cambiano i linguaggi e i pensieri all’interno della coppia?
Del resto “condi-vi[v/d]ere” non è proprio come “vivere” le scelte di coppia… O no?!
tramuschio
Commento di tramuschio — Settembre 13, 2007 @ 2:15 pm
osservazione legittima…anche se non sembra che manchi “progettualità” in una scelta del genere; trattasi di una progettualità forse più ipotetica piuttosto che predeterminata da sicurezze professionali o da compromessi geografici; coi tempi che corrono questo potrebbe anche essere considerato già un miracolo, senza dimenticare ovviamente che entrambe le “tipologie” di progettualità non portano mai con sè la certezza del compimento…punti di vista ovviamente…rimane fondamentale lo scambio costante, l’aggiornamento di ogni secondo vissuto in separata sede, l’investimento economico in biglietti aerei. la fatica è compensata da un accumulo di esperienze, spazi e tempi che non deve rendere conto a nessuna rinuncia della propria propensione, e che si trasformerà in una riserva energetica per i momenti più “trascinantisi”…fino a quando? fino a quando l’istinto del “vivere” prevaricherà l’impulso a “condi-vi(v/d)ere”, ovviamente.
sabbioni
Commento di sabbioni — Settembre 14, 2007 @ 10:44 am
Mi sembra che Tramuschio abbia ragione, nel senso che, da quanto scrive anche Sabbioni, sembra che all’interno della coppia (non parlo di questa, ma in generale) si crei una posizione “prioritaria” (quella del cooperante o della cooperante) e una (del secondo elemento della coppia) “sussidiaria”, di “attesa”, per cui la progettualità, che nasce dalla parità, è oggettivamente difficile. Insomma: un figlio verrà per caso o per scelta condizionata o per scelta libera? una casa, o un posto geografico, è un riferimento o una tenda nel deserto? il lavoro è da vivere con provvisorietà o con prospettive?
Spero di aver portato la discussione alla concretezza del vivere, anche se magari Umberto Elisa Tramuschio e Sabbioni sono più vecchi e saggi di me.
Rulio da Belso
Commento di tramuschio — Settembre 14, 2007 @ 11:37 am
carissimi tutti, noto che il mio post scatena discussioni accese e facilmente prevedibili dal momento che il dilemma sulle relazioni a distanza appassiona da sempre e a tutti i livelli.
ovviamente non rispondo ad alcune domande più invadenti…non me ne vogliate, ma la riservatezza di una coppia va protetta entro i limiti che la coppia stessa traccia…e per quanto mi riguarda siamo già fin troppo esposti in questa specifica situazione.
sappiate ad ogni modo che non esiste un elemento in attesa nella nostra coppia dal momento che anche il sottoscritto ha per sua fortuna una vita decisamente piena, ricca di appuntamenti, attività, impegni professionali e affetti famigliari. il nostro progetto è forte e solido, si regge su due binari robusti su cui nessun convoglio può viaggiare dal momento che si incrociano e sovrappongono costantemente rendendo difficile il transito a chiunque non ne conosca alla perfezione la geometria.
a presto, umberto
Commento di umberto — Settembre 14, 2007 @ 12:57 pm
“Quando il saggio indica la luna lo sciocco guarda il dito”
Commento di apprendista zen — Settembre 23, 2007 @ 8:59 pm